Storia delle Escorts

 

Escorts moderne ed antiche cortigiane

Il termine “cortigiana” – le cui origini risalgono a circa il 1500 – si riferisce letteralmente ad una donna di corte: ben educata, indipendente, spesso un’artista nel campo della danza e della musica. Le cortigiane erano donne che ricevevano regali lussuosi e mantenimenti in cambio della loro compagnia ed intrattenimento.

L’antica cortigiana era una escort di alto livello di quei tempi: intelligente, bella e con un fisico tenuto in gran forma, intenditrice di musica ed arte. Durante il Rinascimento in Europa aveva uno status molto importante nell’alta società, poiché spesso prendeva il posto delle mogli legittime - come ruolo sociale - e generalmente godeva di una maggiore libertà rispetto a quella di cui godevano le donne di quell’epoca.

Alcune cortigiane erano tra le più educate, intelligenti ed acculturate donne di quel tempo, capaci di conversare con persone di ceto elevato sui più svariati argomenti di natura filosofica ed intellettuale.

La escort moderna è per tanti versi molto simile all’antica cortigiana: è una donna di classe, educata, elegante, sofisticata, viaggiatrice, molto discreta, dinamica, confidente, onesta e spesso con una bellezza “interiore” notevole; è una Signora ed intrattenitrice molto abile nel creare una speciale connessione con il proprio cliente su diversi livelli, sia fisico che mentale. Una donna affascinante, femminile, elegante in modo naturale e con un’eccellente educazione: in genere proviene da un ceto medio/alto ed è laureata. Abituata al lusso, ama la compagnia di uomini intelligenti e di alto livello anziché dedicarsi nella sua vita privata ad un solo partner.

Dall’altro lato i Gentiluomini d’alto profilo di solito non sono alla ricerca di veloci incontri al fine di soddisfare principalmente bisogni fisici: generalmente cercano una donna vera ed autentica con cui avere una piacevole esperienza, ossia un incontro intimo e romantico che include anche una conversazione intelligente. E per questo “tipo” d’uomo le escort d’elite sono una compagnia perfetta.

La escort d’alta classe è una donna molto selettiva ed è disponibile solo per un ristrettissimo numero di uomini d’elite: offre la sua “esclusività” e per tale ragione preferisce incontrare limitatamente alcuni “regolari” e dedicarsi solo a loro.

Riguardo alla sua “apparenza” è molto elegante, femminile e discreta, e tende a vestirsi in modo più classico che sexy e sicuramente sempre appropriato a seconda della situazione. Si prende molta cura di sé sia dal lato fisico che mentale e il suo comportamento è sempre impeccabile.

  

Le escort nell'antica Grecia - Le Hetaira

Nell’antica Grecia la prostituzione era molto diffusa e nello stesso tempo costituiva una parte molto importante dell’economia di allora, specialmente ad Atene che era famosa proprio per questo: la città, grazie al suo porto, era visitata da tanti uomini d’affari come armatori e commercianti che arrivavano con le loro imbarcazioni e avevano bisogno di compagnia. Considerato il grande afflusso di turisti, la prostituzione diventò un’industria importante: i gestori dei bordelli e le donne imprenditrici giocavano un ruolo fondamentale nella crescita dell’economia greca di quel tempo visto che davano lavoro a molte persone. Pertanto l’attività non era affatto clandestina ma del tutto legale, così come i vari bordelli non erano censurati ma regolati dallo Stato.

A quel tempo nella città di Atene c’erano 4 tipi di prostitute:

Le “pornai” che si trovavano al livello più basso della gerarchia erano in genere schiave – straniere o giovani donne abbandonate dai genitori – che lavoravano in bordelli situati nelle aree della città “a luci rosse” e ricevevano solamente una piccola parte delle tariffe da parte dei loro gestori. Il famoso statista Solon aveva creato in Atene – per ragioni di salute pubblica e per contenere l’adulterio – parecchi bordelli di Stato in cui le tariffe erano fissate: i prezzi erano volutamente mantenuti molto bassi per agevolare l’accesso agli uomini di ogni ceto.

Al livello successivo della gerarchia c’era un altro tipo di prostitute le quali erano indipendenti e lavoravano per strada: queste donne spesso erano “pornai” di basso livello che avevano comperato e quindi riscattato la loro libertà. Dovevano essere registrate e pagare le tasse, come i bordelli di stato, ma essendo diventate indipendenti potevano lavorare in condizioni migliori e guadagnare più denaro.

Al top della gerarchia si trovavano le Hetaira: donne di cultura che normalmente avevano relazioni di lungo termine con alcuni clienti e lavoravano in qualità di escort offrendo principalmente la loro compagnia. Erano le tipiche cortigiane indipendenti di allora.

Le Hetaira erano donne ricche che pagavano le tasse, erano protette e godevano di una posizione invidiabile nella società: il loro stile di vita era affascinante e sicuramente migliore rispetto a quello delle altre donne “normali” che in genere vivevano segregate. Nella società greca di allora le mogli e le donne in genere stavano in casa e i matrimoni si contraevano per diverse ragioni non sempre basate sul sentimento: è facile intuire pertanto come fosse necessaria la presenza delle cortigiane e il loro ruolo nella società.

Queste donne erano fisicamente molto belle, particolarmente intelligenti e abilissime nell’intrattenere i loro clienti: sapevano suonare diversi strumenti musicali, parlare in pubblico e danzare; potevano conversare in modo intelligente con qualunque persona su diversi argomenti come filosofia, storia, arte, letteratura, politica.

Colte e molto raffinate, queste escort esclusive erano molto richieste durante i “symposium”, principalmente per la loro compagnia ed amicizia.

 

Le escort nelle città antiche di Venezia e Roma

Sembrerebbe – secondo la tradizione – che la bellissima donna dipinta nell’opera “Venus of Urbino” di Titian Vecellio nel 1538, sia proprio una cortigiana di Venezia.

Venezia è una meravigliosa città Italiana – unica al mondo - famosa per tante cose tra cui le sue “strade” di acqua e le sue gondole, ma nei secoli passati, era famosa per le sue cortigiane o escort tant’è che era considerata la città più libertina al mondo: nel XVI secolo le professioniste erano circa il 10 per cento della popolazione veneziana.

La professione delle cortigiane era tollerata dalla Serenissima e persino incoraggiata per fronteggiare l’omosessualità; le attività, considerato l’enorme afflusso di uomini d’affari e turisti, erano meticolosamente regolate e le lavoratrici di livello inferiore erano obbligate a vivere in un sobborgo di Rialto chiamato “Castelletto”.

Le escort più ricche che erano al top della gerarchia, conosciute per la loro bellezza ed intelletto, non vivevano nel sobborgo ma in altre zone della città: spesso possedevano interi palazzi e godevano di uno stile di vita molto lussuoso.

A Venezia le professioniste si potevano dividere in due classi: le Cortigiane Oneste e le Cortigiane di Lume che vivevano nel Castelletto.

Le Cortigiane Oneste erano donne molto belle ed intelligenti che avevano una vita piena di sfarzi, agi e lussi sostenuta da uno o più uomini molto ricchi: le donne appartenenti a questa categoria provenivano da famiglie della media borghesia come potevano essere i “patrizi” o i mercanti.

Generalmente molto colte, conoscevano bene l’arte e la letteratura ed erano note in società per essere capaci di sostenere qualunque conversazione intellettuale, avendo un livello di cultura e conoscenza generale superiore alla media di quel tempo: potevano godere di una vita piena di feste nei loro saloni e avere accesso ai circoli più influenti frequentati da poeti, politici, artisti, nobili e mercanti. In questi circoli le cortigiane avevano il potere di influenzare i loro clienti d’elite.

Rispettate per la loro elevata cultura e vasta conoscenza di vari argomenti, i politici e la struttura sociale della città non erano certo immuni alla loro influenza: nonostante non avessero diritto al voto le loro opinioni erano tenute in grande considerazione, molto di più di quelle delle mogli degli uomini di potere. Infatti a quel tempo molte donne sposate non possedevano quella cultura ed educazione che le più raffinate escort avevano.

Nell’antica Roma tale professione poteva essere considerata allo stesso modo che a Venezia ed entrambe le città erano viste come “progressiste”: l’attività era legale e il sesso era visto come un bisogno qualunque così che gli uomini Romani dell’alta società potevano frequentare le prostitute senza problemi o disapprovazione a patto di avere una frequenza moderata.

Anche a Roma c’erano donne simili come a Venezia e le due città erano comparabili: da un lato le cortigiane affascinanti ed educate che erano spesso richieste come ospiti gradite nei party dell’alta società, e dall’altro lato le prostitute di profilo più basso che lavoravano nelle taverne, bordelli o in stanze ed erano disponibili per ogni uomo. La differenza tra le due categorie poteva essere notata anche dalla loro apparenza poiché le cortigiane avevano vestiti di lusso di seta mentre le prostitute spesso erano nude: questo stava a significare la “schiavitù” a cui erano sottoposte tali donne, private anche della proprietà del loro corpo e senza alcuna considerazione come “persone”.

La professione delle escort era regolata e la ragione era quella di poter riscuotere le tasse: le lavoratrici dovevano registrarsi, dare il loro vero nome e lo pseudonimo con cui intendevano lavorare (una volta definito era poi impossibile cambiarlo e restava per tutto il tempo), l’età e il luogo di nascita. Le donne registrate erano chiamate “meretrici” mentre quelle non registrate “prostitute”: le meretrici erano professioniste di medio livello mentre le altre erano di livello più basso.

Riguardo ai bordelli, la prova della loro esistenza si può trarre dalla letteratura e dalle fonti archeologiche che dimostrano quanto fossero numerosi e di diversi tipi. I grandi bordelli erano noti come “lupanar” un termine che deriva da “lupa” il quale significa “prostituta”: generalmente erano luoghi molto sporchi con un tipico odore di chiuso dove si poteva trovare intrattenimento ma anche da mangiare.

Oltre ai tipici bordelli c’erano anche altri luoghi dove le prostitute potevano lavorare come le taverne, le locande, le camere in affitto, le botteghe e i retri dei fornai; inoltre potevano stazionare all’esterno dei teatri per rendersi disponibili agli uomini dopo lo spettacolo.

 

Le escort nell'antico Giappone
XVIII secolo - Le Oiran

In Giappone durante i secoli passati la prostituzione era libera e legale ma nel 1617 fu approvata una legge con cui i bordelli venivano confinati in determinate aree delle città denominate “quartieri di piacere” che erano situate nei sobborghi: tra i più famosi c’erano Shimabara in Kyoto, Shinmachi in Osaka, Maruyama in Nagasaky e Yoshiwara in Edo. La creazione di questi quartieri rossi non era stata fatta per ragioni morali quanto piuttosto per ragioni di sicurezza, considerando che all’interno di aree circoscritte era possibile avere migliori controlli e lasciare fuori le persone indesiderate, oltre che applicare le tasse.

Le professioniste avevano l’obbligo di stare all’interno dell’area “rossa” e non era loro permesso di uscire fatta eccezione per determinate circostanze molto limitate che erano sottoposte a rigidi controlli; nel tempo questi distretti “rossi” erano diventate delle piccole cittadine indipendenti, poste all’interno delle loro città, gestite completamente da donne in cui veniva offerto ogni tipo di servizio e intrattenimento.

Le Escort di quel periodo, che non erano semplicemente prostitute ma donne educate e colte, particolarmente esperte nell’arte dell’intrattenimento come le Hetaira in Grecia o le Cortigiane Oneste a Venezia, potevano essere così classificate: prima del 1750 al top della gerarchia c’erano le Tayu, considerate le più esclusive; poi c’erano le Koshi che erano al secondo livello; le Tsubone considerate come medio livello e infine le Hashi poste al livello più basso.

Dopo il 1750 nella società Giapponese cambiarono alcune aspetti di questa professione: ci fu il declino delle Tayu e al loro posto cominciarono a nascere nuove figure di cortigiane chiamate “Oiran” che avevano un ruolo centrale nel sistema gerarchico. Questa nuova figura era al top della gerarchia ma all’interno della società c’erano anche altri tipi di escort professioniste, il cui livello e status dipendevano da diversi fattori quali bellezza, intelligenza, educazione, personalità, come le seguenti a partire dal livello più alto: Yobidashi chûsan, Chûsan, Tsukemawashi, Zashikimochi, Heyamochi, Shinzô and Kamuro.

Le cortigiane di alto livello erano disponibili solo su appuntamento e solo per uomini rispettabili appartenenti all’alta società quali nobili e ricchi mercanti; al lato opposto c’erano le prostitute di basso livello – molte delle quali provenivano da Cina, Korea, India e Portogallo – che erano disponibili ad incontrare un elevato numero di uomini anonimi senza alcun appuntamento e lavorando in piccole stanze, oppure nei bordelli o in strada; alcune di loro potevano essere vendute come schiave del sesso per i viaggi in nave.

La “Oiran” era la figura principale del sistema di prostituzione: una donna di alto standard che viveva isolata nel suo mondo e aveva una sua “sub-cultura” chiamata “Mondo di Fiori e Salici” e per tale motivo poteva mantenere un linguaggio e modi di fare molto formali; queste cortigiane erano intrattenitrici di prestigio che possedevano varie abilità come la conoscenza della cerimonia Giapponese del tè chiamata sadō, della calligrafia e dell’arte di sistemare i fiori conosciuta come “Ikebana”. Per incontrare una Oiran era necessario procedere ad un formale invito da parte di un uomo. A partire dall’inizio del XVIII secolo la figura della Oiran fu sostituita da un altro tipo di escort chiamata “Geisha” di cui era una versione più semplice.

 

Escort Giapponesi nel XIX secolo
Le Geisha

La Geisha diventa molto popolare in Giappone a partire dalla fine del XVIII secolo, periodo in cui viene sostituita completamente la Oiran, quando la sua presenza inizia ad essere richiesta durante gli eventi anche al di fuori del distretto “rosso”, nonostante il divieto e il rischio di arresto; grazie all’aumento di popolarità il governo fu obbligato ad approvare quindi nuove leggi che permettevano loro di lavorare all’esterno dei quartieri con il limite però di offrire solamente “compagnia” e non prestazioni sessuali che rimanevano vietate.

Per sopravvivere ai tempi moderni le lavoratrici dovevano diventare più accessibili rispetto alle Oiran rendendosi necessario evitare formalismi ed iniziando ad essere disponibili anche ai visitatori casuali, a praticare un tipo di intrattenimento più “popolare” e richiesto dai clienti, e a parlare il dialetto.

Cosa significa il termine Geisha?

Secondo la traduzione letterale significa “artista” ed è proprio quello che la Geisha è in realtà: sicuramente non è una prostituta ma una escort e intrattenitrice con diverse abilità nel campo della musica, dell’arte, della danza e della comunicazione. La cosa fondamentale è che non offre sesso a pagamento.

Esiste una certa confusione tra le due figure considerato che essere una Geisha è un vero onore per una donna e pertanto parecchie mere prostitute hanno definito sè stesse con questo termine, semplicemente al fine di attrarre più clienti: ma è possibile notare la differenza osservando i vestiti. Entrambe seguono l’usanza di indossare il tipico kimono sopra cui vi è una fascia: la Geisha lega la sua fascia dietro al corpo mentre la prostituta la lega sul davanti.

Come si diventa Geisha?

Generalmente si deve seguire una scuola particolare chiamata “okiya” per apprendere la professione, mentre le figlie delle professioniste diventano intrattenitrici automaticamente ed ereditano la gestione della “casa”.

Per diventare Geisha le ragazze devono sottoporsi ad un rigoroso e severo addestramento e se iniziano prima dei 21 anni, il loro nome è “maiko”; una ragazza può iniziare anche dopo i 21 anni ma il fatto di aver avuto prima tale esperienza come maiko, porta un maggiore prestigio nella successiva professione di escort.

Il periodo di addestramento può richiedere parecchi mesi durante i quali le ragazze dovranno superare diverse tappe: impareranno a conoscere le tradizioni, il modo di vestire e il dialetto. Dopo un periodo iniziale e il superamento degli esami, approderanno ad un livello di addestramento più avanzato dove verranno affiancate da una “sorella maggiore”.

La sorella maggiore insegna alla maiko come deve essere una vera geisha, come preparare e gestire la cerimonia del tè, come sistemare i fiori, come scrivere bene e la bella calligrafia, come suonare vari strumenti e tenere una conversazione. Insegna soprattutto il modo corretto di pettinarsi e di truccarsi.

Dopo circa un anno di studio, normalmente la ragazza è pronta per essere una geisha, debuttare in società ed iniziare la sua carriera di escort.

 

Il più famoso processo ad una escort
Il Caso Phryne

Phryne era senza ombra di dubbio la più famosa, ricca ed intelligente escort (o cortigiana o Hetaira) vissuta ad Atene nel IV secolo a.c.; ben educata e dotata di una incredibile bellezza, frequentava diversi uomini influenti di quel tempo come lo scultore Praxiteles che creò in suo onore il capolavoro Cnidean Aphrodite.

Ma ciò che ha reso Phryne così famosa ed immortale nei libri di storia antica è stato l’evento più noto della sua vita, ossia il processo a cui è stata sottoposta all’incirca nell’anno 350 a.c.: ma cosa fece questa cortigiana per essere messa sotto giudizio? Secondo Athenaeus fu messa sotto processo per un’accusa “capitale” senza però specificarne il tipo; mentre secondo altre fonti storiche come Pseudo-Plutarch sembrerebbe che durante le feste religiose di Eleusinian, Phryne si tolse i vestiti e entrò nuda nel mare per i bagni rituali: questa azione, compiuta in piena vista di fronte alla società Ateniese, fu considerata un’offesa – chiamata irriverenza - per la quale la punizione prevista era la morte.

Il suo avvocato fu Hypereides, un oratore Greco che era anche suo cliente: difese Phryne usando tutte le sue abilità ma nonostante ciò sfortunatamente il caso sembrava perso.

Gli storici non sono tutti concordi essendoci diverse opinioni su cosa in realtà successe in aula quel giorno: secondo Diodorus Periegetes il testo del processo fu scritto da Anaximenes di Lampsacus e secondo  Athenaeus sembrerebbe che nel momento in cui il verdetto appariva essere sfavorevole e completamente contro di lei, Hypereides spinse Phryne al centro della corte e tolse i suoi vestiti al fine di mostrare i suoi bellissimi seni ed il suo corpo ai giudici. Il motivo di tale gesto era dimostrare che imprigionare o uccidere un corpo così bello, perfetto e scolpito poteva essere considerato blasfemo agli occhi degli Dei. Di fronte a tale dichiarazione i giudici non furono capaci di condannare questa bellissima escort.

In Ephesia è possibile leggere un’altra versione: egli scrive che Phryne in lacrime prese le mani di ogni giudice chiedendo ed implorando di non condannarla, restando completamente vestita. Alcune fonti storiche sostengono sia questa la versione autentica e reale della storia, considerando che probabilmente Idomeneus inventò l’altra versione con l’intento di mettere in ridicolo i giudici ateniesi.

Indipendentemente dalle differenti versioni del processo, la cosa fondamentale è che ciò che sembrava inizialmente una situazione sfavorevole, diventò poi un trionfo per Phryne. Alla fine ne uscì vittoriosa e questo le consentì di continuare la sua vita privata e professionale come escort ed inoltre divenne così famosa da inspirare diversi artisti che le dedicarono i loro capolavori.

 

Phryne
La escort più famosa dell'antica Grecia

Phryne era un’antica e celebre cortigiana nata in Boeotia (Grecia) figlia di Epicles da Thespiae: la data esatta di nascita e morte è sconosciuta ma molti storici ipotizzano sia nata all’incirca nel 371 a.c., lo stesso anno in cui Thebes rase al suolo Thespiae, e quindi è possibile abbia visto e vissuto la ricostruzione di Thebes nel 315/316 a.c.

Phryne

 Il suo nome vero era Mnesarete ma era conosciuta come Phryne – che era uno pseudonimo usato spesso dalle escort – per il colorito giallastro della sua pelle.

Era la tipica Hetaira e nonostante fosse nata in Boeotia, visse per la maggior parte della sua vita ad Atene: era dotata di una straordinaria bellezza e fascino tali da diventare modella per diversi pittori ed artisti di quel tempo che rappresentarono la sua immagine in quadri e sculture. E’ molto famosa la statua di Praxitele – che era anche suo cliente – la quale fu acquistata dalla cittadina di Cnidus (anche se in origine fu ordinata dalla città di Cos); la statua diventò talmente popolare da attirare molti turisti e grazie a questo notevole afflusso di gente, la città riuscì ad incassare abbastanza denaro per pagare i suoi debiti.

Phryne usava indossare una tunica lunga che copriva il suo corpo completamente e non avendo l’abitudine di fare bagni in pubblico, era molto difficile vederla nuda. Ma secondo Athenaeus, durante la solenne riunione del festival di Eleusinia e la festività di Poseidonia, si tolse i suoi vestiti ed entrò nuda nel mare: la bellezza e la perfezione del suo corpo ispirò l’artista Apelles che creò in suo onore il dipinto di Aphrodite Anadyomene.

Phryne era una donna bellissima ed incredibilmente ricca: secondo Athenaeus sembrerebbe che fosse la donna più ricca di quel periodo e che la sua immensa fortuna fu accumulata grazie alla sua professione. Non era solamente ricca ma era anche una persona generosa tant’è che offrì del denaro per la ricostruzione della città di Thebes, la quale fu distrutta da Alexander nel 366 a.c., chiedendo in cambio l’apposizione di una scritta sui muri della città contenente la frase “Distrutta da Alexander, ricostruita da Phryne la cortigiana”. Con un simile contenuto voleva dimostrare che una escort – e quindi non una donna qualunque – grazie al suo lavoro poteva fare qualcosa di importante per la società al pari di qualsiasi altro imprenditore: la sua offerta non fu accettata dai patriarchi e la città rimase in rovina per parecchio tempo.

Ma come era lo stile di vita al tempo in cui visse? In Grecia durante il IV secolo a.c. le donne non vivevano in buone condizioni e il loro stile di vita era molto povero. Generalmente non avevano l’opportunità di studiare e di accedere alla vita pubblica, quindi vivevano chiuse in casa e isolate nelle loro stanze: potevano uscire solamente durante gli eventi religiosi e anche in tali occasioni erano costantemente sotto la sorveglianza degli uomini della famiglia così che non potevano stare sole. Persino fare shopping non era permesso alle mogli e alle figlie essendo un compito riservato agli schiavi. Pertanto erano condannate a vivere sequestrate: sotto un tale regime così severo e restrittivo in cui le donne non avevano diritti, libertà e dignità, era certamente piuttosto normale che molte di esse si ribellavano e sceglievano di diventare escort per essere più libere ed indipendenti.

Solon, un politico Ateniese di quel tempo (638-558 a.c.), di fronte ad un tale incremento della prostituzione cerco di gestirla con l’approvazione di leggi speciali: con tali normative era possibile avere dei bordelli di Stato pieni principalmente di donne schiave (molte delle quali erano straniere provenienti dall’Asia) catturate durante le guerre o acquistate sul mercato. Solon fissò dei prezzi molto bassi che resero la vita delle prostitute nei bordelli molto povera: vivevano in condizioni estreme, confinate in celle e costrette ad incontrare tanti uomini di basso ceto ogni giorno e senza guadagni.

I bordelli pubblici o di Stato erano posti in cui le donne lavoravano in condizioni davvero orribilanti tant’è che molte escort sceglievano di lavorare in strada: e considerate tali condizioni era normale che gli uomini di ceto medio più ricchi preferivano incontrare le lavoratrici di strada anziché frequentare i bordelli.

Le lavoratrici di strada divennero concorrenti dei bordelli pubblici e per risolvere questa “concorrenza” in cui questi ultimi erano sfavoriti, Solon approvò una legge per rendere illegale il lavoro in strada: le donne erano costrette ad offrire denaro e favori sessuali alla polizia per non essere arrestate.

Dopo il declino di questa persecuzione, iniziarono a migliorare le condizioni della donna all’interno della società e questo rese possibile la nascita della figura delle “cortigiane”: colte, educate ed indipendenti erano completamente libere, potevano uscire in pubblico, persino andare a teatro o ad altri eventi. Potevano anche avere delle proprietà come interi palazzi.

Considerate come il simbolo della libertà, appartenevano solo a sé stesse così che potevano rifiutare gli appuntamenti e scegliere di incontrare solo uomini di alto livello come nobili, poeti, mercanti: erano le vere escort di alta classe di quel tempo.

Phryne diventò una leggenda e, attraverso i secoli, ha continuato ad essere una figura femminile ispiratrice di vari pittori, poeti e scrittori come Baudelaire e Saint-Saens che scrissero poemi e novelle attorno al suo mito.

 

Il Symposium nell’antica Grecia

Cosa era un symposium?

In Grecia il Symposium era una festa del bere in cui potevano partecipare solamente gli uomini di alto status sociale provenienti da famiglie rispettabili: era considerata una istituzione sociale o un luogo di discussione riservato esclusivamente a tali uomini d’elite per parlare e discutere su diversi argomenti. Gestito spesso da aristocratici, il Symposium era il posto ideale e l’occasione per introdurre nuovi e colti uomini nell’aristocrazia o per celebrare eventi speciali come vittorie sportive.

Generalmente si svolgeva in zone specifiche della casa che erano le stanze o appartamenti degli uomini, chiamati “andron”, e seguivano la cena serale come parte di un banchetto: era rigorosamente vietato per le donne rispettabili partecipare a questi eventi ma era invece possibile per le escort professioniste.

All’interno era prevista la presenza del “symposiarca” – il Maestro delle Cerimonie – che decideva lo svolgimento dell’incontro per quell’occasione: poteva ordinare il tipo di attività, gli argomenti e la composizione del vino che significava quanta acqua poteva essere aggiunta e mischiata durante la serata. Il vino era fondamentale in questi incontri e veniva servito mescolato con l’acqua poiché il bere vino puro era una tipica abitudine dei ceti bassi e delle persone considerate incivili. Gli uomini potevano bene il vino solo dopo la cena e veniva versato da grandi vasi chiamati “krater” portati da schiavi maschi che dovevano servirlo.

Il Symposium era un’opportunità per gli uomini d’elite greci di condividere delle attività che includevano “giochi del bere” così come discussioni e conversazioni su parecchi argomenti: filosofia, sentimenti, differenze tra i generi, cultura, politica, recite poetiche. Tutte queste attività erano accompagnate da musica e danza.

La poesia e la musica erano fondamentali nel symposium e pertanto veniva richiesta la presenza delle escort di alto livello come compagnia – le hetaira – che erano le uniche donne ammesse a partecipare a queste riunioni, visto che le donne libere dell’alta società non potevano assistervi. Le cortigiane dovevano sviluppare le conversazioni sui vari argomenti con gli ospiti e suonare strumenti musicali per intrattenerli: di solito suonavano l’aulos che era un tipico strumento greco fatto di legno molto simile all’oboe o in alternativa suonare il tradizionale “barbiton”.

Durante le feste era uso organizzare giochi di competizione in cui gli ospiti partecipavano attivamente. I giochi tipici erano il “kottabos” e la “skolia”.

La prova della presenza nella società di queste escort esclusive deriva dai dipinti e da scritture antiche; molti dipinti erano stati creati sulle stoviglie, in particolare sulle coppe comuni del vino chiamate “kylix” dove le donne appaiono nude o con semplici vestiti durante conversazioni con uno o più uomini o durante atti sessuali. Le immagini della presenza delle Hetaira nei symposium iniziarono ad apparire nel VI secolo a.c.

Il Symposium più famoso sembra essere quello del poeta Agathon risalente al 416 a.c.: questo evento è descritto da Plato nel suo “Dialogo di Plato”.

L’organizzazione di queste feste del bere rimase per secoli un’usanza tradizionale nella società greca e la stessa tradizione fu adottata anche dai Romani che denominarono tali incontri come “convivium”.

 

Veronica Franco
famosa escort a Venezia nel Rinascimento

Nel XVI secolo Venezia era molto rinomata per le sue cortigiane – non solo per l’elevato numero ma specialmente per l’alto livello di queste escort – e la città stessa era il posto ideale per loro: piena di uomini ricchi e di ogni tipo di intellettuali come nobili, mercanti, artisti e scrittori, poteva essere considerata una “hetaira del rinascimento” come l’antica Grecia.

Durante il Rinascimento la società veneziana riconosceva due tipi di professioniste: le cortigiane oneste di alto livello e le cortigiane di lume di livello più basso che normalmente incontravano uomini provenienti dal ceto medio e vivevano e lavoravano nei pressi del ponte di Rialto. Oltre a questi due tipi di prostituzione sembra ci fosse un terzo tipo – chiamato “le prostitute” – che prestavano i loro servizi sotto i ponti di Venezia.

Le cortigiane oneste erano tra le donne più colte della società: avevano maniere aristocratiche, conoscevano bene l’arte, la musica, la letteratura così da poter avere relazioni intellettuali con i loro clienti e attrarre uomini elitari.

Tra queste antiche escort la più famosa è Veronica Franco conosciuta come cortigiana ma anche come poetessa.

Nata a Venezia nel 1546, era figlia di Paola Fracassa e Francesco Franco che era un mercante. Aveva tre fratelli e fu educata dai tutori e dalla madre – una cortigiana onesta a sua volta – che insistette affinchè Veronica potesse ricevere quel tipo di educazione: così a partire dalla giovane età, imparò l’arte di usare il proprio corpo e le sue naturali abilità al fine di raggiungere un buon status finanziario.

All’inizio del 1560 circa, mentre era ancora molto giovane, Veronica sposò un ricco medico chiamato Paolo Panizza, ma l’unione finì malamente e ci fu la separazione dopo poco tempo; dopo la fine del matrimonio e con un figlio piccolo da crescere, non aveva altra scelta che tornare ad esercitare come cortigiana per uomini ricchi.

Veronica diventò una cortigiana onesta alla fine dell’anno 1560: grazie agli ottimi insegnamenti di sua madre, ben presto eccelse nella professione diventando una delle più famose escort per senatori, cardinali, accademici e persino regnanti. Nel 1565, quando aveva circa vent’anni, era tra le più popolari e rispettabili cortigiane di Venezia ed era inclusa nel Catalogo delle Cortigiane che conteneva nomi, indirizzi e prezzi delle migliori prostitute della città.

La sua educazione intellettuale iniziò all’interno della famiglia ma durante il 1570 e il 1580 continuò i suoi studi frequentando circoli letterari di scrittori e pittori di Venezia: in un’occasione conobbe il poeta veneziano Domenico Venier (1517-1582) che diventò poi il suo insegnante e protettore. Venier era proprietario del più rinomato circolo letterario privato a Venezia situato a Cà Venier (il palazzo di Venier) dove Veronica – che divenne membro del circolo “Venetian Literati” – era molto attiva nelle discussioni di gruppo e dava il suo contributo nelle pubblicazioni di poesie che venivano fatte dal salone Venier.

Riguardo alle sue opere, Veronica scrisse due volumi di poesie. Nel 1575 fu pubblicato il primo volume di poesie “Terze rime” contenenti una collezione di capitoli scritti da lei stessa ma anche da altri autori; e nel 1580 fu pubblicato “Lettere familiari a diversi” che conteneva 50 lettere indirizzate al re Henry III di Francia. La poesia di Veronica è erotica e lei stessa usava i suoi poemi per creare un’immagine più positiva delle escort nell’opinione pubblica, considerato che non si vergognava affatto di essere una professionista ma celebrava il suo lavoro, ed inoltre era molto attiva nel difendere i diritti delle cortigiane (e delle donne in generale). Oltre a tali pubblicazioni, raccolse i lavori di altri scrittori in apposite antologie e fondò anche una istituzione benefica per le prostitute e i loro figli.

Nel 1575 Veronica fu costretta a lasciare Venezia durante l’epidemia di peste che devastò la citta e quando vi ritornò nel 1577, dovette fronteggiare l’inquisizione: si difese con dignità di fronte alla corte facendo cadere le accuse e guadagnando la sua libertà.

 

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